Nuove frontiere nella stimolazione cerebrale profonda
18 Luglio 2025

Il Centro Parkinson dell’ASST Gaetano Pini-CTO si conferma punto di riferimento in Italia nell’introduzione di tecnologie avanzate di AI per il trattamento della malattia di Parkinson
Milano, 17 luglio 2025 - Prevedere l’evoluzione della malattia di Parkinson leggendo direttamente l’attività cerebrale, per un intervento terapeutico tempestivo e personalizzato è ora una realtà al Centro Parkinson dell’ASST Gaetano Pini-CTO. Grazie a nuovi algoritmi di intelligenza artificiale e innovativi stimolatori cerebrali, i professionisti sono in grado di monitorare e predire l’attività neurale e i sintomi della malattia di Parkinson.
In un recente articolo, intitolatoTransformer-based long-term predictor of subthalamic beta activity in Parkinson’s disease, pubblicato sulla rivista Npj Parkinson’s disease, del gruppo Nature, è stato presentato un nuovo algoritmo che applica tecniche di intelligenza artificiale per predire l’evoluzione del segnale cerebrale nei pazienti con stimolazione cerebrale profonda (Deep Brain Stimulation, DBS), monitorati costantemente al domicilio. “Possiamo ora ‘leggere nel futuro’ della malattia di Parkinson, stimando l’evoluzione clinica con una settimana di anticipo e intervenire tempestivamente sulla terapia di neuromodulazione per renderla più efficace.Questo risultato è molto importante per valorizzare appieno le nuove strategie di stimolazione cerebrale profonda di tipo adattativo, di cui il nostro Centro è tra i primi sperimentatori al mondo”, dichiara il Prof. Ioannis U. Isaias, direttore delCentro Parkinson e Parkinsonismi dell’ASST Gaetano Pini-CTO.
La realizzazione dello studio è avvenuta in collaborazionecon il gruppo del Prof. Alberto Mazzoni dell’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna. “Sono molto felice di questo risultato – afferma il Prof. Mazzoni, responsabile dello studio insieme al Prof. Isaias – in quanto traduce in un utilizzo clinico immediato le nostre linee di ricerca sullo sviluppo di nuovi metodi ingegneristici per l’analisi dei segnali neurali. Sono particolarmente contento anche perché gli autori principali di questo lavoro, il dott. Salvatore Falciglia e la dott.ssa Laura Caffi, sono giovani ricercatori impegnati in un dottorato di ricerca in Biorobotica presso la Scuola Sant’Anna, ma collocato in un contesto internazionale. Questo progetto di ricerca è difatti in co-tutela non solo con il Prof. Isaias, ma anche con la Dott.ssa Chiara Palmisano dell’Università di Würzburg, in Germania”.
Un contributo fondamentale è stato dato anche dalla Fondazione Pezzoli per la Malattia di Parkinson, promotrice e partner delle attività di ricerca presso il Centro Parkinson dell’ASST Gaetano Pini-CTO di Milano. “Il nostro impegno a fianco dei pazienti si traduce in progetti concreti per migliorare le cure, dalle terapie preventive alle terapie più tecnologicamente avanzate”, dice il Prof. Gianni Pezzoli, presidente della Fondazione.
I pazienti coinvolti in questo studio hanno ricevuto un nuovo stimolatore sperimentale durante un intervento chirurgico eseguito dall’équipe del Prof. Marco Locatelli presso l’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano Fondazione IRCCS Ca' Granda, una delle neurochirurgie con cui il Centro Parkinson ha sviluppato una rete di collaborazioni sul territorio lombardo. Questo network coinvolge anche l’ASST Santi Paolo e Carlo e l’IRCCS San Gerardo di Monza, per far fronte all’elevato numero di interventi richiesti per i propri pazienti. Il Centro Parkinson di Milano accoglie, infatti, ogni anno oltre 7.000 pazienti, con più di 1.500 nuovi accessi.
“La stimolazione cerebrale profonda è una tecnica neurochirurgica che prevede l’impianto di elettrodi in regioni ben definite del cervello, come il nucleo subtalamico o il globo pallido interno. Un intervento neurochirurgico eseguito in modo impeccabile, con un preciso posizionamento degli elettrodi, rappresenta l’elemento fondamentaleper ottenere un buon risultato dal trattamento”, spiega il dott. Salvatore Bonvegna, responsabile dell’ambulatorio di Neuromodulazione del Centro Parkinson.Gli elettrodi sono successivamente collegati a un pacemaker (stimolatore) sottocutaneo, solitamente impiantato nella regione sottoclaveare destra. Questo sistema consente di regolare gli impulsi elettrici da inviare al cervello. Sebbene complessa, questa procedura costituisce una delle opzioni terapeutiche di riferimento per la malattia di Parkinson in fase avanzata, garantendo a molti pazienti un miglioramento significativo della qualità di vita.
Grazie alla loro capacità di adattare in tempo reale la stimolazione in funzione dell’attività cerebrale del paziente, i dispositivi utilizzati segnano una svolta nel trattamento della malattia, perché rendono la terapia ancora più mirata ed efficace. “Rispetto alla modalità di stimolazione ‘convenzionale’, che mantiene fissi i parametri di stimolazione, nella DBS adattativa la corrente viene modulata in tempo reale in base al segnale cerebrale, utilizzato come marcatore dei sintomi della malattia. In questo modo, la stimolazione viene regolata automaticamente in funzione delle reali necessità del paziente. Nella nostra esperienza, la stimolazione adattativa, quando tollerata, è preferita da oltre l’80% dei pazienti grazie alla maggiore efficacia e personalizzazione della terapia”, spiega prof. Isaias.
Lo studio evidenzia quindi un importante sviluppo tecnologico nell’utilizzo dei neurostimolatori, aprendo le porte a nuovi algoritmi di intelligenza artificiale per una programmazione e una regolazione automatica che anticipi le esigenze del paziente. Si parla quindi di “neuroprotesi intelligenti” che si spera possano portare in futuro a un completo recupero funzionale per i pazienti. “Si auspica che queste innovazioni tecnologiche e i miglioramenti delle cure possano suscitare un maggiore interesse verso questa nuova strategia terapeutica per la malattia di Parkinson, ancora poco utilizzata oggi in Italia”, evidenzia la dott.ssa Paola Lattuada, Direttore Generale dell’ASST Gaetano Pini-CTO di Milano. Attualmente, infatti, su circa 2.000 pazienti parkinsoniani che si stima potrebbero beneficiare della stimolazione cerebrale profonda, solo circa 300 vengono sottoposti all’intervento ogni anno. Un team di specialisti multidisciplinari e la rete di collaborazioni rappresentano gli elementi cruciali per il successo del trattamento.
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