La Reumatologia "Da zero a cento"

Cambia la gestione delle malattie reumatiche grazie al I progetto italiano che garantisce continuità clinica al paziente da 0 a 100 anni Milano, 3...

Data:

3 Dicembre 2019

Cambia la gestione delle malattie reumatiche grazie al I progetto italiano che garantisce

continuità clinica al paziente da 0 a 100 anni

Milano, 3 dicembre 2019 Negli over 60 la più frequente forma reumatologica è l’artrosi (più di 4 milioni di pazienti), per gli under 50 l’artrite reumatoide (0,5%) e per i giovani sotto i 16 anni l’artrite idiopatica giovanile (incidenza di 1 a 1000). Come un cerchio che si chiude, i principali segni di una malattia reumatica toccano tutte le fasce di età con gli stessi sintomi: rigidità al mattino, impaccio nei movimenti, zoppia, non sempre dolore. È questo il contesto in cui si inserisce il progetto di reumatologia “Da zero a cento”, grazie alla lungimiranza dei due fondatori e promotori del progetto, prof. Rolando Cimaz, Direttore della Reumatologia Pediatrica dell'ASST Gaetano Pini-CTO e del prof. Roberto Caporali, Direttore della Reumatologia Clinica dell'ASST Gaetano Pini-CTO.  

“Da zero a cento è un progetto unico nel suo genere in Italia. Ha come obiettivo quello di prendere in carico i pazienti affetti da malattie reumatologiche seguendoli con continuità clinica nella gestione e nell’accudimento del paziente dall'anno zero, appunto, fino all'età avanzata nella stessa struttura ad alta specializzazionespiega il prof. Roberto Caporali,Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Reumatologia Clinica dell'ASST Gaetano Pini-CTO di Milano –. Sono dunque due le anime: quella della cura dei bambini e quella della cura degli adulti, dove abbiamo messo tutta la nostra esperienza, quella del Gaetano Pini di Milano come ospedale e dell’Università di Milano”.

Un bambino che entra nel progetto “Da zero a cento” potrà ora contare non solo su un team multidisciplinare di esperti (dagli ortopedici agli oculisti), coordinato dal reumatologo pediatra, ma anche sulla continuità di cure, di condivisione delle informazioni cliniche e psicologiche che lo riguardano fino all’età adulta e anche dopo. “Stiamo dando una svolta al problema del momento della transizione in modo indolore, evitando interruzioni e rivoluzioni di struttura e di riferimenti – continua il prof. Rolando Cimaz, Direttore dell'Unità Operativa Complessa di  Reumatologia Pediatrica, ASST Gaetano Pini-CTO di Milano –. Il ragazzo che diventa adulto di solito si trova spiazzato, perché per la sua malattia passa repentinamente dalla gestione dei genitori a una gestione più e più atonoma della malattia. Anche le terapie posso cambiare, come i referenti, che di solito sono in un altro ospedale rispetto a quello di riferimento pediatrico, e sarà poi il medico di base, che non è sempre preparato in questo campo così specialistico, a diventare il nuovo 'pediatra'. Una rivoluzione che spesso porta a diagnosi ritardate (dai 6 mesi all’anno e mezzo di media), ma anche all’abbandono delle terapie in atto”.

Si calcola che, se non curate adeguatamente e in tempo, in 10 anni la metà delle forme più gravi portano a invalidità permanente. Nel caso dell’artrite reumatoide, l’inabilità nelle mansioni giornaliere e nel lavoro colpisce il 50% dei pazienti, e una persona su 5 dovrà sottoporsi a un intervento per protesi articolare. “È fondamentale che la diagnosi arrivi il più presto possibile, e una struttura come la nostra ha anche questo compito – precisa il prof. Caporali –. Il nostro obiettivo è la diagnosi entro 3 mesi. Anche perché le malattie reumatiche hanno un andamento evolutivo cronico e possono portare alla disabilità. La diagnosi precoce è fondamentale ed è un obiettivo primario del progetto Da zero a 100”.

In media i ritardi delle diagnosi variano dai sei mesi all’anno e mezzo, per una serie di motivi legati alla complessità di queste malattie e alla transizione fra pediatra e medico di base che crea un “vuoto” anche diagnostico. La transizione, ovvero il passaggio dall’età pediatrica a quella della maggiore età ha un impatto psicologico pesante sui ragazzi e sulle famiglie– spiega Silvia Ostuzzi, Responsabile Progetti ALOMAR (Associazione Lombarda Dei Malati Reumatici) –. Avere un riferimento unico e una continuità nel tempo è un vantaggio enorme. Noi come Associazione affianchiamo il progetto sul campo, con informazione, aiuto e supporto a tutte le persone affette da malattie reumatiche, da zero a 100 anni. Ci sentiamo a tutti gli effetti parte del team”.

“Sono molti i giovani pazienti che possono soffrire per mesi prima che venga fatta loro l’esatta diagnosi e prescritta una cura efficace – precisa Valeria Gerloni, Presidente ARG (Associazione Artrite Reumatoide Giovanile) –.Il nostro impegno è a fianco dei genitori, pediatri e insegnanti per evitare che possano scambiare i primi sintomi dell'artrite idiopatica giovanile, come la presenza di dolore e/o tumefazione persistente, la cadenza mattutina del dolore, dito o ginocchio gonfio, difficoltà motoria che migliora con il movimento, per dolori postumi di un gioco, sottovalutando la necessità di indagini approfondite”.

Esiste anche una responsabilità dei familiari di pazienti in età avanzata che pensano che l'artrite sia una normale conseguenza della vecchiaia. “Non è così, ed è un vero peccato, perché si può fare molto per i sintomi, per il decorso di queste malattie e per la qualità di vita, soprattutto per l’artrite reumatoide. E oggi abbiamo soluzioni terapeutiche nuovedice il prof. Caporali –. Un intervento su questa patologia porterebbe vantaggi anche sulla spesa complessiva che in Italia supera i 4 miliardi di euro l’anno, dei quali la metà sono in perdita di produttività per malattia sul lavoro. L’artrite reumatoide è responsabile ogni anno di oltre 13 milioni di giornate di assenza dal lavoro, con un costo di circa un miliardo e mezzo l’anno (in perdita di produttività si sfiora il miliardo di euro”.

I due team così concepiti e organizzati, oltre a curare i pazienti a stretto contatto, sono anche nelle condizioni di fare ricerca insieme. “Uno dei campi su cui concentreremo i nostri sforzi sarà proprio quello dello studio delle differenze e delle concordanze fra diverse età in campo terapeuticoconclude il prof. Caporali –. Vogliamo anche capire perché le donne si ammalano di più, dato che ad oggi non ci sono spiegazioni definitive: la teoria che si basa sugli assetti ormonali femminili è solo un’ipotesi”.

Il progetto “Da zero a cento” è operativo: basta prenotare una visita presso il Presidio Ospedaliero Gaetano Pini di Milano per entrare nel “sistema” ad alta specializzazione che accompagnerà il paziente per tutta la vita.

Di tutto questo si parlerà il 4 dicembre al convegno dedicato al progetto "Da zero a cento". Per saperne di più sull'evento, clicca qui


Ultimo aggiornamento

15/10/2025, 16:52

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