
Disturbi psicosomatici, impatti sulla qualità delle cure, della performance lavorativa e costi economici sono tra le conseguenze dell’impennata del burnout tra chi si occupa di curare gli altri. L’analisi del fenomeno in un libro.
Milano, 17 luglio 2025 –“Andare in tilt” è un’espressione che nel linguaggio quotidiano si riferisce a quel logorio fisico e mentale, chiamato burnout, che alcuni percepiscono perché giornalmente a contatto con persone bisognose di aiuto. È il caso dei professionisti della salute, per esempio. L’analisi della letteratura scientifica internazionale rivela una vulnerabilità sistemica del personale sanitario allo stress lavoro-correlato (SLC) e al burnout. Se ne parla nel libro Burnout nelle professioni sanitarie – Strategie di prevenzione e benessere organizzativo, pubblicato con la Casa Editrice Ambrosiana, distribuito da Zanichelli.
L’esperienza del burnout è un momento di crisi in cui il coinvolgimento emotivo è forte e può succedere di non avere più il distacco necessario per svolgere in modo efficiente il proprio lavoro. L’esperienza professionale degli autori li ha portati ad ampliare le ricerche sul clima organizzativo e sulla customer satisfaction, sulla leadership, sui processi decisionali, sulla gestione dei conflitti, su altri rischi psicosociali, sull’engagement, sulla formazione e sul management. Tra gli autori figura il dott. Giovanni Muttillo, Direttore UOC DAPSS ASST Gaetano Pini-CTO.
Le conseguenze dello stress correlato al lavoro e del burnout nel personale sanitario, spiega il dott. Muttillo, sono gravi e multidimensionali: si osservano incrementi di disturbi psicosomatici (cefalee, problemi gastrointestinali, dolori muscolo-scheletrici), insonnia, ansia, depressione, disturbi del sonno, abuso di sostanze e, nei casi più severi, ideazione suicidaria. La continuità tra stress lavorativo e pressioni private altera inoltre le relazioni interpersonali nel contesto familiare e sociale. Il burnout è inoltre correlato a ridotta empatia, depersonalizzazione del paziente, diminuzione dell’attenzione, incremento degli errori diagnostici e terapeutici, e una complessiva riduzione della qualità dell’assistenza erogata. Si registra un calo della motivazione, una diminuzione della capacità di problem-solving e della creatività, unitamente a un aumento dell’assenteismo e del turnover del personale. Lo stress e il burnout generano oneri economici significativi per i sistemi sanitari, dovuti ad assenze per malattia, perdita di produttività e la necessità di reclutamento e formazione di nuove risorse.
“Questi dati evidenziano la necessità imperativa di implementare strategie preventive e di intervento mirate, sia a livello organizzativo che individuale, per mitigare gli effetti deleteri dello stress e del burnout nel contesto sanitario, a beneficio sia degli operatori che della qualità dell’assistenza”, commenta il dott. Muttillo.
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