Frattura composta del piatto tibiale del ginocchio, cause e terapie

Il dott. Arturo Guarino, Direttore della Traumatologia Sportiva dell'ASST Gaetano Pini-CTO spiega alla rivista "Ok Salute e Benessere" come si...

Data:

22 Febbraio 2021

 

Il dott. Arturo Guarino, Direttore della Traumatologia Sportiva dell'ASST Gaetano Pini-CTO spiega alla rivista "Ok Salute e Benessere" come si verifica una frattura composta del piatto tibiale del ginocchio, quali conseguenze comporta e come si può intervenire. 

Cos'è la frattura composta del piatto tibiale del ginocchio

Il piatto tibiale rappresenta la parte più alta – noi diciamo prossimale – della tibia, l’osso lungo che, insieme al perone, costituisce lo scheletro della gamba. È costituito da due parti: il piatto tibiale mediale, che è disposto verso l’interno della gamba, e il piatto tibiale laterale, disposto verso l’esterno. Queste due parti sono separate dalla cosiddetta area intercondiloidea. Il piatto tibiale permette l’appoggio dei condili femorali, cioè le due protuberanze poste sull’estremità inferiore del femore, che sono immediatamente sopra. Nella stessa regione trovano inserzione anche i due menischi, il legamento crociato anteriore e il legamento crociato posteriore del ginocchio. È un osso spongioso, non particolarmente duro. È paragonabile a un legno dolce che, in seguito a un impatto moderato, tende a deprimersi più che a spezzarsi.

Le fratture del piatto tibiale rappresentano circa l’1% di tutte le fratture che avvengono nel nostro sistema scheletrico. Di queste, il 70-80% è costituito dalle fratture isolate del piatto tibiale laterale perché quest’ultimo, rispetto al piatto tibiale mediale, è più fragile. Le fratture del piatto tibiale mediale incidono per il 10-20%, quelle che coinvolgono tutto il piatto tibiale per il 10-30%. 

Cause della frattura composta del piatto tibiale del ginocchio

I pazienti giovani sono quelli più sottoposti alla frattura del piatto tibiale perché quest’ultima è spesso causata da traumi più o meno violenti, come quelli che si verificano in seguito a incidenti stradali o infortuni sportivi. Gli over 50, invece, possono incorrere in questa lesione anche per traumatismi più moderati, in virtù di tutti quei processi di indebolimento della struttura scheletrica (come la menopausa): in questi individui anche cadute banali possono determinare talvolta questo tipo di fratture.

Generalmente il meccanismo traumatico può essere legato a un colpo diretto (per esempio, mentre si sta sciando, si cade e si va a sbattere col ginocchio contro un muretto o un albero) o a compressioni traumatiche in varo, cioè si verifica una forza verso l’esterno, o valgo, con una forza verso l’interno (per  esempio si sta facendo un salto, l’atterraggio non avviene con una stabilità ideale, il femore spinge violentemente sul piatto tibiale finché quest’ultimo non si frattura). Spesso la frattura del piatto tibiale è associata anche a danni a carico delle strutture capsulo-legamentose.

Terapie per la frattura composta del piatto tibiale del ginocchio

Per valutare l’entità della frattura si ricorre a radiografia, TAC e risonanza magnetica. Questi esami forniscono informazioni importanti sulla scelta della terapia. Per fratture contenute si opta per un trattamento conservativo. Il paziente deve indossare delle ginocchiere articolate e, dopo i primi giorni nei quali si tende a far stare a riposo il ginocchio per non incorrere in dolori inutili, si può favorire un cauto ripristino dell’articolazione e concedere dai 30 ai 40 gradi di flessione. Man mano che l’individuo dimostra di non sentire male e di poter incorrere in quel tipo di movimento, si incrementa il range articolare.

La cosa che va assolutamente evitata è l’appoggio: si cammina con le stampelle per evitare che il carico possa indurre un’ulteriore scomposizione dell’area interessata. Generalmente dopo 45 giorni i processi riparativi permettono di iniziare con un carico sfiorante, cioè un appoggio che non superi i 10-15 kg, che va progressivamente ad aumentare a seconda della sintomatologia.

Si opta per l’intervento chirurgico ogni volta che il piano articolare è sconvolto. Lo scopo è arrivare ad avere una superficie articolare il più fedele possibile a quella originaria e una stabilità degli elementi fratturati, in modo da “aggredire”, dal punto di vista riabilitativo, l’articolazione nel più breve tempo possibile. Attraverso delle vie di accesso il chirurgo ricompone e stabilizza la frattura del piatto tibiale mediante l’impiego di mezzi di osteosintesi, come viti e placche. Dopo l’intervento, il paziente deve osservare un periodo di riposo assoluto, indossando un tutore e usando le stampelle senza appoggiare la gamba interessata. La guarigione radiologica, intesa come restitutio ad integrum o quasi dello scheletro, mediamente va dai 3 ai 6 mesi.


Ultimo aggiornamento

15/10/2025, 16:52

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